Gio. Feb 29th, 2024

Ex voto. Lontananza, separazione, disarmonia, la crisi di un sistema abbarbicato sul migliore dei mali: la democrazia congiunturale.

Mi sono chiesto se nella ben conosciuta agenda, ci fosse annotata anche la necessità di procedere con nuove elezioni anticipate. Credo sia una domanda legittima sotto questo cielo di inizio autunno e del passaggio dello scorso 25 settembre. La legittimità della questione deriva dalla semplice constatazione dello stato di fatto dello Stato, meglio dello Stato nella sua odierna accezione di corpus meccanico, provvisto di competenti attori e star, singolare cumulativo, investito di funzioni amministrative da ente locale, impregnato di procedure supervisionate da impeccabili intelligenze artificiali, finalmente libero dalla dialettica politica da schieramenti d’aula, felicemente imbrigliato da un responsabile pareggio di bilancio, strettamente incatenato alla magia di una moneta unica, fattrice instancabile di debito ed infine indefesso paladino del servilismo. I tempi cambiano, gli interessi mutano e più che Stato, forse è stato.

Un capitolo aggiunto al lungo necrologio dell’Italia e dell’Europa. Lungo di un tempo lungo di inesorabile decadenza.

Il nostro corpo biologico decade e nel suo capitolo finale si decompone fino a scomparire, cenere alla cenere, polvere alla polvere, non è macabro rammentarlo soprattutto se ci si concentra sull’armonia di un ciclo vitale infinito fatto di crescita, splendore, esperienza, saggezza e sintesi conclusiva. Noi Umani abbiamo il sacrosanto diritto alla Morte, un diritto in sintonia con il liquido amniotico nel quale silenziosi galleggiamo, intenti ad ascoltare suoni e sensazioni di altri mondi, di stelle brillanti, di nebulose e di buchi che girano al ritmo eterno della rigenerazione della vita. Quell’Universo che pretendiamo di poter esplorare, colonizzare a scopo di sfruttamento, quando dovremmo evitare anche di capirlo, limitandoci a percepirlo, ascoltando il suo ritmo incessante di ricorrenze mai uguali.

Per quanto possa sembrare scollegato, ha un senso, un senso storico, segno di un processo, un processo di evoluzione ed io ne ho individuato un senso storico politico. Voglio precisare che non si tratta di mistica, non si tratta di sentimento ne tanto meno di magia, nel senso più ampio che vi possa venire in mente, posso definirla come Coscienza, ciò che racchiude la memoria universale che, quindi, è anche storica, un codice aperto al quale si aggiungono sempre nuovi contenuti, un codice e non un algoritmo.

Nella Coscienza Umana, risiede da sempre quel valore fondamentale che più di ogni altro ci caratterizza, quel desiderio di Comunità e Condivisione che, al pari di tanti altri esseri viventi, ci ha spinto e ci spinge verso forme aggregative non solo funzionali, atte a risolvere meglio e con più efficienza quelli che definiamo bisogni primari materiali, nutrirsi, proteggersi, difendersi, ma anche alla soddisfazione di necessità non declinate al tangibile e concreto, ovvero affettive, di conoscenza, di immaginazione da condividere. Ciò costituisce la propulsione verso l’identificazione di un gruppo come la propria realtà estesa, la propria società alla quale si desidera partecipare, ovvero l’essere politico. Etimo della comune vita dei molti, del luogo, dell’organizzazione, fece si che Aristotele affermasse che l’Uomo fosse un animale politico. Non credo di essere io a vedere ovunque la politica, in una sorta di viaggio acido perenne, credo, piuttosto che questa sia radicata all’interno di quella Coscienza definita poco sopra e lo sia da secoli, se non da sempre: e venne il tempo di Giorgia, primo premier donna per un’Italia che non ricorda per nulla quella del “ventennio dello scandalo”, scandaloso, semmai, è il paragone. Non credo che ci possa essere nulla di paragonabile nel continuo processo di mutazione e cambiamento della civiltà umana e se la cronologia storica sia in grado di smentire la mia affermazione, sussiste un grave problema. Similitudini ed analogie applicabili tra tempi diversi sono testimonianza, di un fluire stentato, inceppato, ingarbugliato, scollegato.

L’analogia infatti ci sarebbe, ovviamente non si tratta di quel ventennio che pare faccia paura a tutti, francesi in testa che sfoderano, nelle parole della signora Borne, un inquietante: “vigileremo sul rispetto dei diritti umani in Italia”, che diventa raccapricciante e minaccioso nel postillare: “non commento la scelta democratica degli italiani”.

L’Italia di oggi è probabilmente più vicina a quella del post unificazione, quella fine del secolo ‘800 che sarà per sempre primizia di quei mali già moderni, segni particolari nell’identificazione precisa dei nostri tempi. Si unificava l’Italia, si trasferiva la capitale a Roma; si è unificata l’Europa (si legga l’intero periodo tra virgolette) trasferendo tutte le capitali nell’oscena Bruxelles; si raggiunse il pareggio di bilancio con la feroce politica fiscale del ministro Quintino Sella; si pretende il pareggio di bilancio e si adottano feroci politiche fiscali; devastanti furono le ripetute crisi economiche e si concesse ad un consorzio di sei banche il privilegio di stampare la moneta; lo stato dell’unione europea è crisi perenne, un cartello di banche private stampa la moneta unica pubblica, nel corso di quegli anni maturavano quelle tensioni locali che portarono, sostenuti dalla fitta trama di complicati trattati internazionali, alla prima sanguinosa e distruttiva grande guerra.

Il mondo vigila sull’Italia di Giorgia e dei suoi 12 milioni di voti che potrebbe intaccare la fluidità di una società senza frontiere, senza sesso, senza lavoro, senza soldi ed indirizzata verso una costante miriade di conflitti locali con la beffa della terroristica codardia che non scatenerà mai un disastroso conflitto planetario.

La codardia è il costume politico, culturale, religioso. Disse Francesco, il macellaio argentino, che sia giustificabile l’invio di armi all’ucraino fantoccio. La codardia è negli uomini e le donne di potere di tutto il mondo, questo e quell’altro, quello di unipolare multipolarità! Giorgia, donna e madre, romana, urlante e fiera, state certi, non ambisce ad affacciarsi a quel balcone, accarezzata dalla storia per essere stata la prima, più bella della suora laica Tina, più vera della matriosca Nilde, più in alto di entrambe, potrebbe far finta di dormire per non sentire la sveglia dei 12 milioni ed essere codarda anche lei, ennesima leonessa da tastiera e comizio, ennesimo distanziatore.

Di fatti il problema non è nel sistema ma piuttosto nella manipolazione del suo valore assoluto, guidare non è comandare ne tanto meno esercitare potere, in una democrazia vige l’interesse pubblico, in una tirannide si impone l’interesse privato. I sociologi affermano da lungo tempo, 1977 Lester W. Milbrath e M.L. Goel, che il comportamento politico non convenzionale, ovvero non a patrocinio istituzionale, possa essere misurato in base a determinati fattori individuali e sociali. Per quanto si assegni alla politica un’identità poco chiara, poco applicabile e fin troppo ingarbugliata nella barba di quel Carlo borghese e materialista ed “…è opportuno ricordare come in qualsiasi fase e prospettiva analitica, i presupposti della politica siano il conflitto, il potere e le relazioni sistemiche fra i diversi campi di cui si compongono le sfere di dominio…”, lo sforzo di studiare con attenzione la reciprocità tra popolo ed istituzione, contiene elementi chiarificatori in grado di dare una chiave di lettura quanto meno consona alla realtà di fatto. Rigettando la definizione di politica poiché marcatamente infettata dal virus autoreferenziale e di questa disastrosa pandemia non ne sentiremo mai parlare, preferisco fare, invece, riferimento a quella originaria ed unica definizione applicabile, ovvero fine, scopo, della vita etica, fondamento peculiare della naturale propensione umana alla vita associata, comunitaria. La dialettica politica non ricompone un conflitto se non nella misura in cui possa creare un nuovo stato di quiete al quale far seguire un superiore, migliore ed ancora nuovo stato di quiete. La competizione del profitto capitalista è per sua natura un conflitto, la dialettica del capitalismo è la guerra, la distruzione, l’annientamento dell’avversario e la rapina dei suoi averi. Mi pare opportuno ricordare che potere e sfere di dominio siano categorie derivanti da assunti di competizione a scopo di lucro di ontologia differente da quel senso di Stato portatore e garante di felicità e benessere, come quell’antico e poco civile individuo greco lo definì. Non a caso le forme di partecipazione non convenzionale risultano strettamente legate alla condizione socio-economica ed alla insoddisfazione.

Giorgia dei 12 milioni di voti ricevuti, credo possa rivendicarne per se almeno 10, ne ebbe 1.429.550 alle elezioni del 2018, ha vinto, ha vinto lei non la coalizione, ha ricevuto un numero di preferenze di gran lunga superiore a quello dell’intera coalizione di centro sinistra, il doppio dell’avvocato del popolo, cosi educatamente compito nel lustrare le chiappe di quel carrozzone di freaks che è (lo era anche quando lo chiamavano PCI) il PD, il 37% degli italiani si è volontariamente astenuto e non per andare al mare, in questo momento non sono ancora a conoscenza della quantità di schede bianche e nulle e nessuna analisi potrebbe essere più scientifica di questa alimentata dal dubbio che l’intero insieme possa essere una forma non convenzionale di espressione di paura per il futuro, ansia economica e profonda insoddisfazione.

Il Destino non è beffardo, egli insegna, egli scrive gli annali dei ricordi e con precisione e trasparenza li trascrive in quella Coscienza che l’ottusità meccanica dei competenti chiama DNA. Dal nostro codice sappiamo bene che lo Stato è la nostra felicità ed il nostro benessere e che espletata questa funzione se si chiamasse  Nazione o Mondo Intero, in questo caso non farebbe alcuna differenza.

Nella bilancia del Destino spetta a Giorgia, donna e Romana, riempire l’altro piatto, può caricarlo di pesanti forzieri d’oro tanto da renderlo ancora più iniquo, ingiusto ed immorale, oppure riempirlo di empatia data la sua natura femminile, ascoltare e capire il messaggio, essere la prima donna Presidente del Consiglio dei Ministri, governare per rimuovere l’insoddisfazione degli italiani e passare alla storia o scegliere la codardia e rimanere un nome con asterisco finale ed un cognome in un elenco cronologico.

Libertas id est civitas.


Roberto Laficara

01.10.2022

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