Mer. Feb 21st, 2024

Si sente molto parlare nei circuiti social e perfino negli ambiti mediatici mainstream di rilevanti termini quali modernità e postmodernità, utilizzati come accezioni negative di un progresso teso ad ingabbiare l’individuo attraverso una serie di processi digitali ed eterodiretti, che lentamente spostino i centri dei poli decisionali delle nostre società all’interno di piattaforme algoritmiche basate su astrusi ma efficaci calcoli matematici che con il passare degli anni e dei decenni daranno vita ad un tipo di società iperconnessa e sempre meno libera.

Analizzare in questa sede le modalità ed i processi dell’evoluzione delle nostre società moderne richiederebbe uno spazio molto più ampio; se ne dovrebbe evidenziare in maniera tecnica gli aspetti negativi ma anche sottolinearne in maniera onesta quelli ampiamente positivi e se ne dovrebbe valutare la mutazione nel medio-lungo termine. Preferiamo quindi soffermarci su uno degli aspetti che al momento a noi risulta più tangibile all’interno di un processo di involuzione sociale: l’overload di informazioni disponibili a tutti i cittadini del pianeta, più o meno indistintamente a seconda della censura praticata dal governo di riferimento.

Non esageriamo nel dire che i Social Network (almeno quelli dove si dibatte e discute di più) e tutti i forum presenti sui vari siti giornalistici (in special modo i commenti in calce agli articoli) stanno diventando, per certi versi, una vera e propria Suburra virtuale. Il processo è già in atto da diversi anni, e si può facilmente osservare che gli utenti si stanno spostando da televisione e da quotidiani cartacei, verso le più variegate piattaforme digitali dove, a seconda dell’età anagrafica, ormai sono migrati la maggior parte dei dibattiti, ossia le discussioni che una volta tendevano a formare la cosiddetta Opinione Pubblica. Prima la comparsa del fenomeno Beppe Grillo all’inizio del XXI Secolo e successivamente eventi impressionanti quali la Pandemia da Covid19, hanno amplificato in maniera molto repentina questo corso.

L’utilizzo di motori di ricerca i cui algoritmi sono commercialmente guidati dall’implementazione di SEO molto complessi, e la frequentazione di piattaforme quali Telegram o Twitter, forniscono all’utente telematico la percezione di trovarsi di fronte ad una pletora di informazioni in cui dover scegliere quella più confacente alla propria personalità. Spesso si tratta di scelte operate in pochi secondi sulla base di impulsi neuronici senza controllo e bombardati da milioni di nozioni e di dati, che francamente sarebbero difficili da far digerire anche ad una CPU. In tal senso si può quindi dare a questo fenomeno il nome di Sovraccarico informativo.

Ormai nel 2023 la massa imponente di link diffusa nell’etere digitale crea una tale nebbia cognitiva nei cervelli dei fruitori digitali tale da creare una sensazione di ONNIPOTENZA TUTTOLOGICA autoalimentata in base a considerazioni del tutto personali, in cui la componente di supponenza e impreparazione diventa talmente parossistica al limite del fanatismo. E purtroppo siamo già andati oltre. Dallo scontro tra un settario complottismo esasperato (a volte giustificato dalle pieghe degli eventi della Storia contemporanea, a volte ridotto a pittoresche pagliacciate senza nessun costrutto neuronico) solitamente contrapposto a confortanti posizioni scientiste e dogmatiche (talvolta anch’esse al limite della clausura scientifica), si sta passando ad un unico calderone passivamente nichilista, dove (tanto per citare Nietzsche) per la maggior parte degli utenti Dio è sicuramente morto e dove la Rete invece è diventata il Signore Supremo dove attingere ogni fonte di saggezza.

Fa sorridere che propri i primi detrattori di un presunto Grande Fratello Mondiale siano quelli che si abbeverano ad un Moloch fuori controllo quale essere la Rete, totalmente immersi in un Metaverso immaginario dove si perde totalmente il contatto con la realtà, dispersi fra la miriade di applicazioni dei nostri Smartphone. I tragici eventi della guerra in Ucraina sono stati un ottimo banco di prova per testare questa “evoluzione-involuzione tuttologica” che ha raggiunto livelli di vera propria demenza. Ormai le opinioni non si basano più su dibattiti politici o ragionamenti rivoluzionari come nello scorso secolo; non si discute più della ”Disintegrazione del Sistema” o della “Distruzione violenta della macchina statale borghese” ma piuttosto si pratica una aspra e serrata aggressività tastieristica, che peraltro, non disgarba certamente a coloro che con i Social fanno lauti guadagni (le Corporation), e a coloro che li usano per indirizzare una parte dell’opinione pubblica (il caso Elon Musk-Twitter è abbastanza evidente).

In tal modo si autoalimenta una discussione infinita, divisa in mille rivoli, dove ha origine un’altra distorsione propria dei nostri tempi: la SOCIAL-TUTTOLOGIA. Non è ancora dato capire se questo processo sia frutto di una strategia dei grandi player della meta-comunicazione o sia la conseguenza di una società evoluta in maniera malata e fragile (o forse entrambe), ma la tribalità che si sta estendendo su queste piattaforme virtuali non potrà che confluire in maniera totalmente destrutturata.

È triste ma d’uopo constatare che questo fenomeno è concretamente basato sulla totale impreparazione e su un inesistente approccio di tipo culturale e metapolitico delle masse. Le inesattezze e le superficialità di tipo tecnico/scientifico sono figlie della leggerezza e dell’impreparazione di ampi settori di Scuola ed Università (ormai ridotte ad alveari e parcheggi per ragazzi) che hanno smesso di essere gli ambiti dove una volta si “formavano” i cittadini; adesso gli individui si “sformano” sul Web.

Si assiste quindi a discussioni infinite e patetiche fra “esperti” del NULLA in una sorta di simposio e di continuo dibattito fra neo-scienziati per corrispondenza o di analisti geopolitici su Telegram (ormai diventato una specie di Vaso di Pandora). La crudeltà del dibattito si innalza fino a far diventare gli utenti come dei pugili su un ring, con un’esasperazione tale da rovinare anche rapporti umani consolidati. È sinceramente patetico vedere che ci sono schiere di “rivoluzionari da tastiera” che si lamentano della censura presente nei social, che allo stesso tempo utilizzano pedissequamente e compulsivamente quegli stessi social per condividere la propria “teoria del cuore”, come all’interno di una curva di ultras. È pur vero ed innegabile che ci sono severi e ridicoli algoritmi che cercano di “eterodirigere” certe argomentazioni (Cancel Culture, Woke, Lgbt, fenomeni migratori, fino alle più importanti discussioni economico-finanziarie, tanto per citare qualche esempio) ma la tribalità social che sta aumentando in maniera esponenziale non aiuta a far diventare matura una comunità che dovrebbe essere pienamente consapevole nell’esercitare i propri diritti all’interno della vita della Nazione. La nostra società sta appunto diventando una sorta di arena da combattimento suddivisa tra un violento nichilismo passivo, un reazionario conservatorismo di facciata, un esasperante progressismo travestito da tutela degli oppressi, ed un ammasso di sette esoterico spirituali da parata, dove i più ignoranti e i poveri di spirito si stanno divorando in un unico maelstrom senza ritorno e peraltro – cosa più importante – senza la possibilità di tangere in maniera ORGANICA sugli eventi politici della propria nazione .

L’aridità che mostrano le masse che si riversano su questi palcoscenici carichi di edonismo è impressionante e sconcertante se vista in chiave futura, tale da farci ricordare spesso il film americano Idiocracy, dove solo diciassette anni fa il regista dipingeva un futuro che adesso non ci appare di così’ difficile applicazione.

La soluzione ai problemi della modernità passa attraverso una maggiore proattività sociale, attraverso una maggiore disciplina morale, e attraverso una solida preparazione culturale e tecnica, una sorta di nuovo Umanesimo che aiuti la propria coscienza a proiettarsi nella sfera pubblica ed in quella politica e che aiuti i cittadini a partecipare alla futura costruzione di comunità nazionali e continentali più solide e resilienti.

È solo un suggerimento, forse banale, sicuramente rigenerante. Altrimenti esiste sempre la possibilità di continuare ad insultarsi nelle arene multiplayer social, e magari attendere la fine del mondo nel brodo primordiale di un malinconico brico-nichilismo passivo.

Riccardo Berti

24.10.2023