Mer. Feb 21st, 2024

Nel 2011 fa scriveva il giornalista e super-esperto di fumetti Giuseppe Pollicelli su “Libero”:

L’abilità combinatoria e citazionistica di Mattioli risalta al meglio nei suoi due capolavori: il ciclo di avventure dell’aquilotto spaziale Joe Galaxy (iniziato su «Cannibale», proseguito sulle riviste «Frigidaire» e «Comic Art» e, purtroppo, attualmente sospeso da diversi anni) e il formidabile dittico Squeak the Mouse, condotto a compimento tra la metà degli anni Ottanta e la metà dei Novanta.

Pollicelli non lo poteva sapere in quel 2011 ma nel 2018 Massimo Mattioli avrebbe finalmente scritto e disegnato un inedito di Joe Galaxy, per il volume Joe Galaxy Comics – Space Wonders & Horrors edito da Coconino Press, che raccoglie tutte le avventure dell’erotico rapace fantascientifico. Il libro è uscito nel luglio del 2019, poche settimane prima della prematura scomparsa del valente fumettista romano. Nel 2023 Mattioli avrebbe compiuto 80 anni, ma si vede che il Destino aveva scritto per lui una data di scadenza troppo anticipata.

La saga di Joe Galaxy (che nei primi sei mesi veniva più italianamente chiamato Joe Galassia) inizia nel gennaio del 1979 sul periodico satirico/politico “Il Male” (1978 – 1982), sinistra extraparlamentare e vignettismo talvolta con la bava alla bocca, ma sicuramente una fucina incredibile di grandi autori del fumetto e dell’umorismo grafico italiano; basti pensare, oltre a Mattioli, a Pazienza, Liberatore, Tamburini, Scòzzari, Pino Zac, Sparagna, Vincino, Vauro, Angese, Mannelli, etc. Molti di questi nomi creeranno “Cannibale” e poi andranno nel 1980 a fondare il mensile “Frigidaire” della Primo Carnera Editore di Sparagna, sicuramente la “rivista-contenitore” a fumetti più innovativa del Dopoguerra, vicina a tutte le tendenze sperimentali “new-dada” e “new-wave” – dalla musica all’illustrazione, dall’arte figurativa e plastica al cinema, dalla fotografia al teatro e via dicendo. Anche Joe Galaxy, dopo che una puntata era già apparsa su “Cannibale” nel giugno del 1979, trasloca dunque su “Frigidaire” (e sul supplemento “Frizzer”), fino al 1985. Nel 1986 lo vediamo brevemente apparire su “Il Grande Alter”, uno dei supplementi di “Linus”. Verso la fine del decennio sarà “Comic Art”, fondata a Roma da Rinaldo Traini, la rivista “principe” del fumetto cosiddetto d’autore italiano, e Joe Galaxy non può che ripartire da lì, nel 1988, con tutta una serie di storie che andranno avanti fino al 1990, con toni un po’ più da ragazzi (avvicinabili, ma non tanto, al Pinky che Mattioli faceva sul “Giornalino”). L’ultima incarnazione del personaggio la troviamo su “Lupo Alberto Magazine” (supplemento a “Lupo Alberto” di Silver) nel biennio 1992-1993, e qui Mattioli riscopre, seppur addolcite, le goliardiche battute sul sesso presenti agli albori. Poi un quarto di secolo di silenzio fino al già citato inedito. Il primo impatto visivo per chi si addentra nell’universo di Joe Galaxy (e delle altre creature di Mattioli) e quello di una perversa parodia – più sadica, “splatter” e adulta – del cartooning americano umoristico della Warner e della MGM, dove ogni genere di disastro accade ai protagonisti – vengono affettati, bruciati, spappolati, presi a cannonate, fatti esplodere… eppure non muoiono mai (veramente o del tutto); pensiamo ai capolavori di Chuck Jones (in particolar modo Wile E. Coyote & Road Runner) o di Tex Avery (Bugs Bunny, Daffy Duck, Droopy, etc.).

Tre sono i generi narrativi principali ai quali si aggancia Mattioli per costruire i soggetti e le sceneggiature delle avventure del suo aquilotto: quello giallo-investigativo (parodia dello “hard-boiled” americano), quello erotico-pornografico (non preponderante come in Squeak the Mouse e, nella sua versione “hard-core”, limitato al periodo di “Frigidaire”) e soprattutto quello fantascientifico/avventuroso, con miriadi di citazioni dalla cinematografia statunitense degli anni d’oro di Spielberg e Lucas. La costruzione della tavola, infine, varia da periodo a periodo; nei mesi del “Male” la gabbia, impostata orizzontalmente, prende forme particolari: a libro, a razzo interplanetario, a gioco dell’oca, etc.; con “Frigidaire” Mattioli sceglie un impianto più adatto a una rivista patinata di grande formato e gioca “a scacchi” con le vignette, riducendole, ingrandendole, mescolandole (ci sono anche degli inserti fotografici ritoccati, come lo spassoso catalogo dell’Antares Pornoshop Center, dove ai vari “sex-toys” reali vengono aggiunte buffe didascalie immaginarie); infine, da “Comic Art” in poi, l’autore sceglie un tranquillo format “bonelliano”, ovvero tre strisce per pagina con due vignette per striscia (fa eccezione la prima storia realizzata per Silver).

Sempre presente negli episodi il “mostro” alieno, che può rifarsi alla tradizione del “blob” informe (dal film Fluido mortale del 1958), a quella dell’umanoide (soprattutto per quanto riguarda gli esseri femminili, magari dotati di testa animalesca, di doppi genitali o di triple mammelle, ma sempre bellissimi), a quella del BEM insettoide (“bug eyed monster”) oppure a quella del rettiliano. I rettiliani sono infatti i protagonisti dei primi due cicli di Joe Galaxy, anche se “le perfide lucertole di Callisto IV”, nominate nei titoli fin dal “Male”, beffardamente appariranno solo su “Frigidaire”. Il carattere distintivo del personaggio, una sorta di corriere galattico di merci pericolose e illegali che talvolta riceve incarichi da detective privato, bevitore e fumatore incallito, gran frequentatore di luride bettole e inquietanti bordelli in ogni spazioporto, è il suo estremo cinismo e l’incredibile violenza con la quale risolve le situazioni impossibili nelle quali si va a ficcare. La violenza però, il sangue di ogni colore, il continuo esplodere di teste e di corpi con notevole rilascio di ogni tipo di interiora e di liquidi interni, tutto questo è talmente estremizzato, talmente portato al Massimo del livello, da ottenere un effetto umoristico davvero irresistibile – complice anche lo stile pupazzettistico simil-disneyano che sdrammatizza per contrasto ogni più lunga sequenza di scene di morte e di sesso. Lo stesso discorso vale anche per il turpiloquio, molto pesante negli anni del “Male” e di “Frigidaire” (presenti anche fulminati bestemmie), ma brillante e schioppettante anche sulle riviste più “paludate”.

Numerosi poi i momenti di totale assurdità. E fra questi, alcuni sono davvero memorabili:

– nella 3a puntata delle Perfide lucertole di Callisto IV sul “Male” Joe Galassia strizza a morte un esserino che gli aveva palpato la pancia; viene però acclamato come salvatore di un intero mondo perché aveva fatto fuori “Marronius Diesis, il più grande compositore di musica rompicoglioni del pianeta”.

– la 7a puntata lucertolesca non solo non ha dentro nessuna lucertola ma è del tutto senza vignette, ci sono solo i “balloon”: si vede che il disegnatore non aveva fatto in tempo a consegnare la tavola (o non ne aveva avuto voglia).

– nella storia apparsa su “Cannibale” (Joe Galaxy e quelli del III universo!), rivista che, per necessità di stampa, alternava pagine in bianco-e-nero con pagine a colori, questa situazione tipografica diventa funzionale alla storia stessa; sono certi alieni protagonisti a togliere e a rimettere il colore.

– nella prima avventura pubblicata su “Frigidaire”, ancora intitolata alle fantomatiche lucertole di Callisto IV, i rettiliani finalmente appaiono, anche se solo a metà della narrazione; in compenso ci sono moltissime citazioni fantascientifiche (da THX 1138, da “Doctor Who”, etc.) e fumettistiche (Moebius, Andrea Pazienza, Filippo Scòzzari, etc.).

– in Vegans (da “Frizzer”) manca del tutto la narrazione e nelle sei vignette che compongono la tavola autoconclusiva vediamo soltanto Joe Galaxy che per sbaglio si scontra, camminando, con un vegano (nel senso di abitante di Vega).

– Joe Galaxy appare, nelle dieci pagine dell’avventura Il panino dei Baskerville (pubblicata su “Il Grande Alter”), solo nell’ultima vignetta, in un bar.

– in The bored mummy (su “Comic Art”) Joe Galaxy tenta di rifare il giochetto di Indiana Jones che fa fuori il tizio con le spade con una revolverata; nonostante l’inserto fotografico di Harrison Ford messo come ispirazione, il trucco stavolta non funziona.

– il distributore robotico di bibite ghiacciate che appare in Relaxing in Trazulla le bibite non le vende, ma le noleggia, e dopo un certo lasso di tempo devono essere restituite “così com’erano”.

– una delle avventure più folli in assoluto è Olo, che racconta di come furono ideati gli olovisori e del loro successo universale; un’invenzione che scatena ogni genere di catastrofe.

– in The Joe Galaxy Special Show il protagonista appare in quasi tutte le vignette quasi sempre con la stessa inquadratura, senza alcuno sfondo, intento a recitare battute come fosse sul palco di un locale.

– se un’avventura era già apparsa senza vignette, su “Comic Art” Mattioli pubblicò Ooooollé!, quasi del tutto priva di dialoghi, tutta incentrata sull’effetto sonoro delle onomatopee.

– in My feet Joe Galaxy muore, ma poi si scopre che ciò era accaduto a causa dell’errore di una misteriosa entità da sempre preposta a mettere il cartello “End” alla fine di ogni storia di Joe Galaxy.

 

End, cioè Fine

 

Francesco Manetti

21.01.2024