Mar. Lug 23rd, 2024

“L’Europa è antica e futura a un tempo. Ha ricevuto il suo nome venticinque secoli fa, eppure si trova ancora allo stato di progetto” (Jacques Le Goff, L’Europa Medievale ed il mondo moderno, Laterza, 1994)

Fu appunto nel 1994 che acquistai il libro dello storico francese, un anno particolare, fu l’anno in cui l’Italia divenne Seconda Repubblica per sentenza e la politica, la rinata politica, conobbe un nuovo linguaggio, scoprendo la centralità della televisione, come “scena, attore ed oggetto”, traslando verso quella semantica dell’immagine, zoccolo duro del comunicare odierno. In un certo senso si avverò la mala profezia di Marshall McLuhan: “medium is the message” (Marshall McLuhan e Quentin Fiore, “The medium is the massage”,1967 – con tanto di refuso, pare volutamente non corretto, marketing docet!)

Ebbene proprio in quel 1994, il primo gennaio, era entrato in vigore l’accordo sulla creazione dello spazio economico europeo (link) che istituiva un’area economica aperta alla libera circolazione di persone, capitali e merci, inusuale per i noi di allora, ma non una novità per l’Europa, un ritorno all’antico per un nuovo salto nel futuro. L’Europa Unione, nasceva 15 anni prima, sotto i migliori auspici e con i migliori intenti politico programmatici, armoniosamente riassunti da Simone Veil (Nizza, 13 luglio 1927 – Parigi, 30 giugno 2017) donna, francese, liberale, femminista, primo presidente del primo parlamento europeo, che nella prima seduta del 17 luglio 1979, affermò: “Qualunque siano le nostre convinzioni politiche, siamo tutti d’accordo che l’elezione del Parlamento Europeo a suffragio universale sia un traguardo storico, arrivato in un momento cruciale per le persone della Comunità Europea. Tutti i suoi membri devono affrontare tre grandi sfide: conservare la pace, la libertà e la prosperità, ed è evidente che potranno farlo soltanto all’interno della dimensione europea. ”

Fu l’apice di un percorso iniziato a Roma nel 1957 ma costruito già dal 1941 nell’isola di Ventotene che la bizzarria del destino colloca al centro di quel Mediterraneo, mare di quella nazione “europeissima” che è, o fu, l’Italia. Con il baricentro Mediterraneo fu l’Europa antica ma, concettualmente e geograficamente, già definita da precisa identità, testimonianza di un progetto aperto e vivo da più di venticinque secoli. Non volendo superare alcuna istanza politica, anzi dando a questa il peso relativo assunto in questi anni con un evidente numero di massa tendente all’idrogeno, in natura l’elemento più leggero conosciuto, vorrei fare delle considerazioni che direttamente coinvolgono sia la mancanza di teoria che di prassi della politica stessa. Il citato 1994 rappresenta l’incipit, forse escatologico, di queste mie considerazioni, nella misura in cui fu l’anno dell’aggressione ad un sistema di valori spiccatamente europeo, proprio nel momento in cui si affacciava il progetto di quell’unione di stati che poi divenne il consiglio di amministrazione privato che oggi chiamiamo unione europea.

Per quanto possa sembrare un’affermazione chiaramente anti europeista, di fatto non è lo se si chiarisce cosa si possa definire come Europa. Non a caso la pubblicazione in Italia del libro di Le Goff, risale sempre a quel 1994 e non a caso si cita l’autore francese, esponente di una ricerca storica trasparente, scientifica nelle metodologie e prodotta da intellettuali senza etichetta alcuna, che all’Europa dedicò una parte del suo immenso lavoro. Se la domanda sia cosa possiamo intendere per Europa e di conseguenza cosa potrà essere la società europea, preso atto che la sociologia, studio dei fenomeni sociali, annaspi tra l’ortodossia dei canoni fino ad ora accettati, la società italiana piuttosto che francese e così via e la ricerca di un nuovo paio di occhiali per meglio focalizzare un approccio più globale, conviene considerare che in primis esiste un processo in atto di europeizzazione formale, se volete istituzionale, il cui percorso è lineare e programmato ed un processo molto più lento, a se stante più complesso per lo sviluppo, io ritengo prosecuzione, di un’Europa sociale e culturale.

A questo punto, la storia, riesce, a mio personale parere, a confezionare una serie di obiezioni che mettono in luce quella scomoda verità, volutamente taciuta, che il fine ultimo non sia l’integrazione di più sistemi, quanto la loro coatta uniformazione, trascurando qualsiasi aspetto socio-culturale. A voler fare una figurata anastilosi dell’architettura socio- politico-culturale del progetto Europa, molto c’era e moltissimo manca. La storia racconta di una cultura greca, permeata dai Romani, dunque, divulgata in tutto il resto dell’Impero. Le Goff stesso, definisce un’Europa non tanto rispetto ad una delineata ubicazione geografica, quanto ad una caratterizzazione culturale. Fu la civiltà greca a proporre alcuni valori fondamentali divenuti strumenti intellettuali ed etici tipici, magari esclusivi, degli europei. L’idea di natura, di ragione e di scienza, l’idea di bello e di libertà, ma soprattutto, rincara lo storico francese, il concetto di dubbio e la sua pratica. Europa come spazio culturale, dominato da uno strumento di pensiero potente quale è (fu?) lo spirito critico. Strumento che traslava dal pensiero all’azione, qualsiasi essa fosse. L’Impero Romano diffonde la sua lingua ed il suo diritto, concretizzando e rafforzando lo spazio culturale, dalle coste oceaniche dell’atlantico fino all’Asia minore, dalle acque calde delle coste africane di un centralissimo Mediterraneo, fino alle acque fredde del Nord della Gallia e dell’Inghilterra, fu il progetto di una civiltà unitaria. Uno squarcio di futuro, il nostro presente, con vino ed olio di oliva consumati da tutti gli europei, che vivono in case di mattoni, usano pubblicamente la parola ed imparano la retorica, acquisiscono l’istruzione mediata da scrittura e libri, frequentano teatri ed arene. Un’osmosi culturale così forte da portare, molti secoli dopo, ad una frattura insanabile tra Occidente latino ed Oriente greco. Dubbio metodologico e fondamentalismo ritualista. Modernità intrinseca nella tradizione e tradizione monolitica. Al dissolversi dell’Impero, ad Occidente, Roma lasciava un vuoto che il cristianesimo non seppe colmare, lasciando però quella eterna eredità che è l’indole critica dell’uomo europeo. Ne seguì un Medioevo, forse retrogrado nelle strutture amministrative, inquinato dall’idea di discendenza elettiva o di lignaggio, depauperato da qualsiasi etica Repubblicana, ossessionato dall’ologramma della crocefissione, eppure nella più buia delle notti per la Libertà individuale e delle Comunità etniche, la luce di quello spirito critico illuminava con esempi di grande modernità.

Dai Goti ai Longobardi, ai Franchi, agli Anglo-Sassoni, le etnie, insediate nell’Impero formarono con le popolazioni locali i primi nuclei di quelli che successivamente divennero stati nazionali, protagonisti delle successive epoche storiche e di quella attuale. Fu allora che nacque quel sistema di governo e potere verticista, in fin dei conti non legittimato, costruito su narrazioni spesso fantasiose. Persa la spinta spirituale della vocazione alla civiltà, l’espansionismo si trasformò in mero potere soverchiante, talvolta un affare privato tra dinastie concorrenti. Una corrente inversa che pur rappresentando il rifiuto per uno sviluppo verso un potere teocratico, che preservò l’occidente dal fondamentalismo, non fu in grado, se non simbolicamente, di riunificare e ricostruire l’unità del passato.

Di pari passo proseguiva un impareggiabile sviluppo della tecnica applicata al lavoro, molti furono i miglioramenti apportati a quei macchinari o strumenti necessari alla produzione di oggetti, derrate alimentari ed abitazioni, trasferendo un impulso vitale al lavoro stesso, il miglioramento dei processi e dei prodotti connotava un approccio filosofico al fare umano destinato a perdurare nei secoli, diventando ago della bilancia per gli equilibri sociali successivi. La luce del dubbio riusciva ancora a generare scienza ed applicazione pratica. Il greco dubbioso accompagnava gli europei ancora in quel tempo, verso riflessioni che riguardavano il senso di esistenza della stessa Comunità. Medioevo e prima età Moderna rappresentano l’inizio di quelle forme di walfare recuperate solo nello scorso ‘900 con un salto temporale non indifferente. Le prove della Storia parlano di un progetto non compito, un progetto reciso di netto tra un costante formalismo nelle istituzioni e una socialità sostanziale. La ricchezza dell’uomo occidentale, l’esclusivo patrimonio europeo ha proseguito per una strada maestra verso un’idea precisa di progresso di civiltà sostanziale. La masturbazione intellettuale nel voler riempire di contenuti ciò che non è la nostra civiltà, ha generato quel processo di banalizzazione culturale e sociale che corrisponde alla ancor più banale affissione di una bandierina al proprio profilo social. L’Europa non ha bisogno di iniezioni di contenuti, l’Europa è sempre stata fucina di contenuti ed a ben guardare è essa stessa il contenuto per il resto del mondo. Nel passato Medievale e pre-Moderno alle donne che ebbero spesso un ruolo attivo nella medicina e chirurgia, veniva naturalmente riconosciuta dignità come agli uomini, oggi si interpellano quelle quinte sceniche dei parlamenti per riconoscere, attraverso una ulteriore inutile legge ciò che è naturale, contribuendo allo svilimento dello stesso diritto.

Où est l’Europa? Oppure U- È l’Europa? Possono essere le formali e programmate istituzioni caratteristiche salienti? Sono le istituzioni a poter rappresentare 25 secoli di Storia? Sono le istituzioni ad essere il riflesso degli europei? Il greco dubbioso percorrerà per sempre le nostre strade, ci sarà sempre qualcuno a condividere con lui il cammino. Ci sarà sempre qualcuno ad argomentare che se l’Atlantismo è stato un suicidio, l’Eurasia sarà lo stesso e se chi argomenta è la nostra stessa Storia, la dialettica non necessita di media, questo non è la comunicazione e le uniche istituzioni reali, non fittizie, siano quelle eticamente Repubblicane.

 

Roberto Laficara

05.05.2022

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