Gio. Giu 20th, 2024

Il 1 maggio del 1576, ossia 446 anni fa, nella cattedrale di Wawel a Cracovia veniva incoronato Re Stefan I Bathory, già principe di Transilvania (in ungherese Báthory István). Come evento da menzionare ricordiamo il suo assedio di Pskov (in tedesco Pleskau) nel 1581, poco prima della tregua di Jam-Zapol’skij (15/1/1582), negoziata dal gesuita mantovano Possevino (un italiano non può mai mancare in una qualsiasi vicenda europea) che terminò il conflitto con la Moscovia a vantaggio della Rzeczpospolita; già nel 1579 Bathory aveva riconquistato Polack, oggi in Bielorussia orientale, caduta ai moscoviti di Ivan IV Groznyj nel 1563.

Sebbene abbia regnato solo 10 anni (morì infatti nel 1586) fu un grandissimo Re: se la Polonia oggi è cattolica, lo si deve in essenza a lui. Infatti quando si estinsero gli Jagelloni (1572) la maggioranza della nobiltà, soprattutto nel Granducato di Lituania (che comprendeva TUTTA la Bielorussia, non lo si dimentichi mai), aveva aderito a Calvino e talora si era spinta più a “sinistra”, fino a Socino. E’ qui bene ricordare che nell’odierna Bielorussia vi era Symon Budny, calvinista e poi antitrinitario, autore di un catechismo in vecchio bielorusso uscito nel 1562 a Niasviž; e non si può non rammentare che forse la prima in assoluto, o comunque fra le prime, menzione del popolo bielorusso si ha nel 1586 con il calvinista Salamon Rysinski. L’attuale regime, che guarda a Est, non ama far riferimento a queste vicende che enfatizzano i profondi legami con l’Occidente financo della Bielorussia.

Nel Regno di Polonia le cose andavano un po’ meglio per Santa Chiesa Romana ma quasi la metà dei magnati era pure lì protestante e vi erano per giunta i tedeschi luterani della “Prussia reale” (Prusy Królewskie). La Chiesa Cattolica appariva spacciata; unica incertezza era se la vittoria sarebbe stata di Lutero, di Calvino (favorito) o di Socino.

Un Re alla Enrico VIII e la “Polonia semper fidelis” non sarebbe mai nata. E invece ci fu Stefan I Bathory che utilizzò i gesuiti (Piotr Skarga, l’Accademia di Vilnius), con metodi “dolci” convinse con la persuasione, e con l’interesse, i nobili a tornare a Roma. Stefan I Bathory pose anche le basi per la futura Unione (1596, Brest) che realizzerà Sigismondo III.

Piccola digressione religiosa en passant: in “Lituania ” (Bielorussia, essenzialmente) e in Volinia ucraina (ex-lituana, fino all’Unione di Lublino del 1569, indi polacca) molti nobili ortodossi si fecero nel XVI secolo calvinisti (uniche zone in Europa ove la Riforma ebbe un successo ancorché effimero, sui cristiani orientali) e più tardi, loro o i loro figli, nell’abbandonare Calvino non tornarono più all’ortodossia (e manco all’uniatismo) bensì si fecero cattolici latini e divennero “ipso facto” polacchi, donde l’origine della nobiltà “polacca” in quelle zone; alcuni, per quanto pochi, passarono invece dal calvinismo all’uniatismo (il terzo Metropolita unito in carica dal 1613 al 1637, il grande ВЕЛЬЯМІН РУЦКІ Vieĺjamin Rucki –per usare la forma bielorussa- in gioventù era calvinista).

Massimo Vassallo

22.09.2022

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