Ven. Giu 14th, 2024

Inutile nascondere la testa nel terreno come gli struzzi e snobbare un fenomeno talmente evidente da non poter essere tralasciato. Mediaticamente le due recenti Serie Tv chiamate “Gli Anelli del Potere” e “House of Dragon”, rispettivamente (più o meno) basate sui lavori di J.R.R. Tolkien e George R.R. Martin, sono al centro dell’attenzione di tutti gli appassionati da molti mesi, in uno spasmodico ed autoalimentante Hype che ha portato alle due piattaforme streaming ascolti di tipo stellare, piattaforme che hanno investito budget di spesa da far arrossire anche le Leggi Finanziarie di un paese occidentale di media grandezza.

Non intendiamo entrare in questa sede negli ambiti di maggior discussione ossia quelli filologici e di presunta o mancante canonicità letteraria delle due Serie Tv perchè il discorso ci porterebbe troppo lontano, pur riconoscendo che la serie dedicata all’universo tolkeniano ha mostrato diverse lacune, sopperite solo in parte da una CGI sicuramente ben fatta. Preferiamo semmai brevemente accennare all’esplosione ben evidente del filone fantasy sia in ambito letterario che in ambito di produzione cinematografica e televisiva, fenomeno che possiamo osservare ormai da diversi anni.Amazo n e Netflix – di cui ricordiamo l’unico scopo è quello di produrre profitto – si sono buttate a capofitto in questa “vena aurea” provocando distorsioni e dibattiti nel circuito social. Ma anche tutte le case editrici che detengono i diritti dei più importanti autori fantasy classici e moderni stanno sicuramente cavalcando questo trend. E fin qui nulla di particolarmente clamoroso; ovunque ci sia la possibilità di generare denaro le multinazionali globali non si soffermano certamente in ridondanti discussioni filologiche.

Ma l’aspetto più rischioso è invece un altro e può essere analizzato senza generare nessun allarmismo sociologico. Se vogliamo scavare sui motivi di tale successo e di tale diffusione a livello planetario si potrebbe quindi soffermarsi un secondo sulla società “chiusa dai lockdown” degli ultimi anni. Le recenti crisi pandemiche, geopolitiche ed energetiche, oltre a generare turbe psicologiche (più o meno indotte) in una grande parte delle Masse, ha provocato anche degli evidenti cambiamenti nelle abitudini planetarie. Il bisogno di “evasione” da parte del grande pubblico di fruitori è stato massiccio. Le Masse (la M maiuscola è voluta), e non solo quelle giovanili, necessitano di una pausa dal bombardamento quotidiano di notizie, peraltro spesso tutte negative. Videogiochi e Letteratura Fantasy possono essere una piccola soluzione “distraente” dai problemi della postmodernità. Ma fin dove le società di oggi si possono spingere ? E fin dove la “distrazione” dai problemi non si trasforma in “delega” da questioni più importanti ?

Non è questa la sede per soffermarsi sull’argomento Ludopatia e Metaversi (servirebbe un ciclo di conferenze), ma il successo che hanno avuto videogiochi come Fortnite (specie fra i giovani) mostrano che questo processo sociologico non può essere lasciato in mano alle Multinazionali. In tal senso per il lettore che non l’avesse ancora fatto, sarebbe consigliata la visione del film Ready Player One (o la lettura del relativo romanzo) per comprendere che la realtà prospettata in quella narrazione non è poi così lontana.

Quindi quando parliamo di fuga dalla postmodernità non ci pare di esagerare. La materia fantasy è oggettivamente divertente. Leggere e dibattere sui social sulla canonicità di Tolkien o sulle ambientazioni volute da Martin è affare sicuramente meno dannoso di passare il proprio tempo libero con inguardabili trasmissioni balneari di finti profughi, ma il confine tra “evasione” e “immersione” rischia – con il passare del tempo – di diventare molto labile. Ed il vero problema risiede proprio in questo aspetto. Chi maneggerà la eterodirezione di questo processo ?

Un intervento degli Stati, seppur auspicabile (specie attraverso l’educazione scolastica) appare oggi remoto e impensabile. Non esiste nessun stato occidentale (e nemmeno Orientale, visto che la Cina è molto più avanti di noi in certe distopie orwelliane che stanno diventando ormai realtà) che si prenda la responsabilità di calmierare tutti i rischi dovuti dalle iperconnessioni. Ecco quindi che appare evidente che il presente (inteso come l’Oggi sociale) non è più un punto di partenza per il futuro ma può diventare un serio problema, specie se i termine Famiglia ormai appare come un’entità desueta che non può certo porre argine al fenomeno in questione.

Anche se la grande platea dei fruitori fantasy potrebbe sembrare estremamente giovane, questo fenomeno sembra colpire invece anche le persone di fascia più alta, quelle probabilmente meno disincantate sul futuro; coloro insomma che provengono dalle “belle speranze degli anni’80”, poi naufragate sotto i colpi della postmodernità, con colpi di maestoso realismo che si chiamano 11 Settembre 2001, Lehman Brothers, e last but not least, Covid19 e conflitto Russo-Ucraino. Il rifugiarsi in mondi di oscura fantasia (perché spesso le ambientazioni sono tutto fuori che solari) può essere un ottimo modo per estraniarsi dalla realtà. L’epicità degli accadimenti, l’armonia dei luoghi, la grandezza dei personaggi (sia i Buoni che i Malvagi) catapultano i lettori in realtà che il cervello percepisce come più epiche e quindi meno tristi di un presente che gli stessi Media non fanno che dipingere come fosco.

Il genere fantasy non è sicuramente nato oggi. Pensiamo ai periodi antecedenti e successivi alle due Grandi Guerre, periodo che in Occidente ha visto la nascita di innumerevoli capolavori di fantasy/fantascienza e formato intere generazioni di lettori di racconti “uranici”. Ma a questo giro, a nostro modesto avviso, il solo fatto che li fenomeno includa persone dai fasce di età medio alta e non solo giovani generazioni (che di per sé dovrebbero essere più ludiche e sognatrici) rende il processo degno di maggior attenzione. Non dovremo sorprenderci fra qualche anno, quando le stesse ambientazioni fantasy verranno replicate massivamente nei Metaversi “ad personam” (fenomeno peraltro già in atto attraverso i giochi RPG on-line) quindi con scopi meramente economico-ludici, piuttosto come facenti parte di quella grande architettura di distrazione sociale che include Gaming e Realtà Virtuale.

Quindi ben venga la diffusione di ottimi prodotto di letteratura fantastica, in special modo quelli di qualità eccelsa. Tra l’altro Bompiani, sta pubblicando in italiano tutto il ciclo tolkeniano delle Storie della Terra di Mezzo (l’opera completa sono 12 volumi). Non ci nascondiamo che leggere in italiano i Lai del Beleriand (il terzo volume) è stato un bel regalo di Natale da parte della casa editrice italiana. Lo stesso si potrebbe dire per i maestosi Draghi della Mondadori, altra iniziativa editoriale eccellente.

Ma attenzione che lo strumento non venga abusato e non venga utilizzato come fuga permanente dalla realtà. Esiste un ottimo e non tanto pubblicizzato film del 2016 chiamato “Virtual Revolution”, ambientato nell’anno 2047 in un mondo distopico, che ai giorni nostri – dopo 7 anni – tanto più distopico non appare. Iper-connessioni estreme, strade deserte, oblio sociale, totale decadimento morale. Uno dei protagonisti al termine del film si rifugia proprio in un mondo alternativo fantasy, costruito e modellato in base alle proprie esigenze e ai propri disagi, con tanto di fidanzata prematuramente scomparsa, rigenerata grazie alla realtà virtuale. Questo sarebbe il primo passo verso un oblio.

Ludici amanti e appassionati di ambientazioni fantasy SI.

Emarginati paria virtuali in balia degli eventi reali… NO.

 

Riccardo Berti

15.01.2023

14 thoughts on “J.R.R. Tolkien, il genere Fantasy e la fuga dalla postmodernità”

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