Gio. Mar 12th, 2026

Runici segni non inciderai

se bene non ne sai il significato:

parecchi sono, ai quali è capitato

da un segno fosco di essere ingannati.

Saga islandese di Egill Skallagrimsson

 

Le Rune, segni spigolosi, duri, incisi su legno, osso e pietra, hanno attraversato la storia dell’Europa: nel tempo (dai Goti ai Vichinghi) e nello spazio (dalla Scandinavia a Bisanzio). Oggi, raccontano ed evocano ancora un mondo scomparso. Un’Europa di foreste (Eihwaz), di laghi, fiumi e cascate (Laguz), di animali selvatici (Uruz, Algiz) e addomesticati (Fehu, Ehwaz); un continente di neve e ghiaccio (Hagalaz, Isa), di sole e luce (Sowilo, Dagaz), di fuoco (Naudiz e Kenaz), di uomini giganti e di guerrieri (Mannaz, Thurisaz e Teiwaz), di vittorie e patti (Wunjo e Gebo), di viaggi e migrazioni (Raido), di agricoltura e nascita (Ingwaz, Perth, Berkana, Jera). Un’Europa di stirpi, di tribù, di famiglie (Othila).

Un’Europa che in molti luoghi venerava Odino (Wotan), un dio con caratteristiche sciamaniche.  Dio delle battaglie, della poesia e degli incantesimi. La sua Runa è Ansuz (il respiro, la voce, la parola). È lui che dona l’alito vitale al primo uomo e alla prima donna: ǫnd gaf Óðinn, il respiro dette Odino (Edda poetica. Canto della Voluspa).

La testimonianza letteraria più antica di un probabile uso divinatorio delle rune, la troviamo nel Germania di Tacito al capitolo X:

“Attribuiscono la massima importanza al trarre gli Auspicia e al tirare a sorte. La consueta procedura con la sorte è semplice. Staccano un ramo da un albero in frutto e lo tagliano a strisce; queste vengono segnate con diversi simboli e poi lanciate a caso su un telo bianco. In seguito, il prete di stato, se si tratta di un consulto ufficiale, o il padre di famiglia, se si tratta di un consulto privato, offre preghiere agli dei e, rivolgendo lo sguardo in cielo, raccoglie tre strisce, una alla volta, e, a seconda del simbolo con cui erano state segnate, fa la sua interpretazione. Se la sorte vieta un’impresa, quel giorno non viene presa alcuna decisione sul tema in questione. Se invece la permette, è richiesta un’ulteriore conferma traendo gli Auspicia”.

Nella Voluspa si parla di “blautvid” ramoscelli della sorte.

LINGUA

PAROLA

SIGNIFICATO

Antico nordico

run

Segreto, sapere segreto, saggezza segni magici

Gotico

runa

Segreto, mistero

Anglosassone

run

Mistero, concilio segreto

Antico sassone

runa

Mistero, segreto

Alto tedesco

runa

Mistero, segreto

Riporto, di seguito, la definizione di runa delle storico delle religioni Elémire Zolla, tratta dal suo libro “Uscite dal mondo”. In queste poche righe, lo scrittore italiano ha perfettamente “svelato” il segreto delle rune:

“Tutt’insieme una runa era un mistero e una conoscenza, un segno e un effetto, una lettera alfabetica e un numero, un aspetto del cosmo e una divinità. Le rune erano la segnatura degli oggetti, la loro forma essenziale e sintetica, la formula della loro energia specifica: del loro ritmo. Ritmo identico e dunque medesima runa hanno tutti gli svariati oggetti d’una serie o catena dall’uguale vibrazione; una particolare stella, un minerale, una bestia, una divinità, una pianta, una parte dell’uomo, partecipando a una certa forma ritmica, sono designati, evocati da una figura runica corrispondente”.

Forse furono proprio delle rune che Odino sussurrò all’orecchio dell’adorato figlio Baldr, dopo averlo deposto sulla pira funeraria. Ciò si evince dal serrato dialogo tra Odino e il Gigante Vafthrudnir, mentre si sfidano in una gara di sapienza:

Disse Odino: “Molto viaggiai, molto feci esperienza, molto misi alla prova gli Dei. Che cosa disse Odino a chi saliva sul rogo, lui stesso nell’orecchio del figlio?”.

Disse il gigante Vafthrudnir: “Nessun uomo sa quel che tu in principio dicesti nell’orecchio del figlio. Con la bocca di chi sta per morire ho parlato sulle cose antiche sul destino degli Dei. Adesso con Odino ho provato la mia conoscenza. Se tu il più sapiente”.

 

L’ORIGINE MITICA DELLE RUNE

EDDA POETICA – HAVAMAL – RUNATAL (Dissertazione sulle rune)

Lo so che sono stato appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito da una lancia
e sacrificato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

Con pane non mi hanno saziato
né con corni potori [mi dissetarono]:
In basso spiando guardavo.
Trassi su le rune
gridando le trassi
e ricaddi di là.

 

Il dio successivamente donò le rune agli uomini

 

L’antico FUTHARK   

La pietra di Kylver, rinvenuta sull’Isola di Gotland in Svezia, risalente al 400 d.c., è la prima testimonianza dell’intera sequenza dell’alfabeto.

Ecco di seguito l’alfabeto runico di 24 segni chiamato Futhark (dal nome delle prime sette lettere):

Nella seguente tabella, l’autore ha ordinato le rune in ambiti di appartenenza, in base al loro significato principale, cercando di dimostrare che questi segni, queste “lettere”, testimoniano e raccontano un’Europa perduta, che più non esiste.

DIVINITÀ E UMANITÀ:

THURIZAZ – Runa dei giganti e del loro acerrimo nemico: il dio Thor, il cui martello Mjollnir,

è ben rappresentato graficamente dalla runa.

ANSUZ- Runa di Odino, il respiro, l’alito di vita.

TEIWAZ- La runa del dio della guerra Tyr.

ALGIZ- L’orante, l’uomo che leva le braccia al cielo e prega i suoi dei.

GEBO- Lo scambio, i doni che l’uomo offre alle divinità in cambio di aiuto.

 

EVENTI ATMOSFERICI:

HAGALAZ- Chicco di grandine, freddo e gelo, ghiaccio (Isa) che ricopre, protegge e nasconde ogni cosa. Improvvisa potenza distruttiva. Nell’Edda poetica, nella Canzone di Sigrdrifa, la Valchiria Sigrdrifa insegna a Sigurd le rune della tempesta per aiutare la nave a restare illesa anche se colpita dalle onde più forti. Alla fine, la grandine si scioglierà in acqua e il Sole tornerà a splendere.

JERA- In inglese year, l’anno, l’alternarsi delle stagioni, il crescere dei raccolti dopo che il seme Ingwaz da dormito sotto la terra; la rinascita della natura, lo scongelarsi del ghiaccio, l’abbondanza di frutti. Se Raido è il percorso giornaliero del Sole, Jera è il suo percorso annuale. Dopo le rune invernali (Hagalaz e Isa), Jera ci dice che è venuto il momento di raccogliere quello che si è seminato.

SOWILO- Il Sole (in tedesco die Sonne, il nome è di genere femminile), il raggio di Sole carico di energia, fonte di vita, soprattutto per chi navigava nei mari del Nord, distruttore del ghiaccio.

Odino nell’Edda parla di Svalinn, uno scudo che si staglia davanti al Sole e impedisce ai monti e ai mari di bruciare e al mondo di scomparire. Questo Sole nel Ragnarok morirà divorato dal lupo Skoll, ma prima di spegnersi genererà un altro Sole che seguirà gli antichi cammini del cielo.

Tacito nella sua opera Germania ci racconta che i Suiones (gli Svedesi) udivano il rumore del Sole quando si levava dalle onde.

DAGAZ- In inglese day, il giorno, la luce del giorno, runa del risveglio, runa del luogo dove l’oscurità e la luce, il piacere e il dolore, la vita e la morte, il corpo e l’anima, la materia e l’energia si sintetizzano.

 

LE PIANTE:

EIHWAZ – L’albero del tasso, conifera sempreverde, pianta della vita e della morte, simbolo dell’eternità dovuta alla sua longevità (può vivere anche 2000 anni). Ma i suoi semi nero-bluastri dentro il rosso e carnoso arillo, le foglie e la corteccia contengono un veleno letale: l’alcaloide tassina. Nei giorni caldi emana questa tossina gassosa che permane intorno al suo tronco e che può provocare allucinazioni a chi si sieda sotto i suoi rami. Il suo legno era usato dai Germani per incidervi formule di incantesimi.

Asse verticale del mondo, tredicesima runa del Futhark, runa centrale, che esprime il concetto di verticalità. Per molti studiosi rappresenterebbe l’Yggdrasill, l’albero del mondo, che tiene uniti e collega i nove mondi. Ai suoi rami Odino (il dio degli impiccati) rimase appeso per nove notti e nove giorni, senza cibo né acqua, trafitto dalla sua stessa lancia (Gungnir); poi raccolse le rune e “cadde di là”. Odino, con il suo cavallo Sleipnir, può viaggiare nei nove mondi, attraverso i sentieri dell’Yggdrasill.

BERKANA – La Betulla, pianta dalla corteccia bianca, simbolo di purificazione e nascita. Il primo albero a mettere le foglie in primavera. Albero maestoso, dal fogliame rigoglioso, la cui scorsa si aggiungeva alla farina per fare il pane. Con la sua corteccia si fabbricavano le suole delle scarpe.

ALGIZ – Falasco, pianta conosciuta come Carice dell’Alce, utilizzata per impagliare le sedie, intrecciare le stuoie o per costruire capanne e tetti. Il suo fusto e le foglie sono particolarmente resistenti.

 

GLI ANIMALI ADDOMESTICATI:

FEHU- Il possesso di bestiame domato e allevato, principale forma di prosperità. Runa del benessere, simbolo di ciò che gli uomini sono riusciti a compiere. In seguito il termine fu usato per indicare ricchezza (inglese fee, pagamento, tassa), anche collegata all’oro. Ha dato origine al termine feudo.

EHWAZ – Due cavalli che si fronteggiano. Il cavallo è simbolo di fecondità e di pienezza di vita. Tacito ci racconta che i Germani lo usavano a scopo divinatorio. Le divinità dei Vani, Freyr e Freya, fratello e sorella, l’uno signore della fertilità della terra, l’altra maga e lasciva ed erotica dea dell’amore, indossavano maschere da cavallo. Il sacrificio più gradito a Freyr era quello di un cavallo. Nella Saga di Egill si racconta di un macabro rituale (nithing pole): la testa mozzata di un cavallo veniva conficcata in cima a un palo di nocciolo con incise rune e poi orientata in direzione del nemico da maledire.

Tanti sono i cavalli citati nella mitologia nordica:

Sleipnir, (quello che scivola velocemente) di colore grigio con 8 zampe, generato da Svadilfari (quello che fa viaggi faticosi) e dal dio Loki che si fa ingravidare sotto forma di puledra. Cavallo sacro; sopra i suoi denti erano incise rune.

Grani, figlio di Sleipnir, è il cavallo di Sigfrido (Sigurd); dal labbro superiore assai peloso, sapeva cavalcare attraverso il fuoco e aveva rune incise sul petto.

Gulltoppr, cavallo di Heimdall.

Arvakr e Alsvidr, (quello che si desta presto e quello velocissimo) che trainano il carro solare. Sulle loro orecchie sono incise rune.

Skinfaxi, (criniera splendente, che illumina l’aria e la terra) cavallo di Dagr (giorno, figlio di Nott, personificazione della notte).

Hrimfaxi, (criniera brinata) cavallo di Nott (la notte). La rugiada è la sua bava che cade al suolo.

Gullfaxi, (cavallo d’oro) cavallo del gigante Hrungnir che sfida Odino a una corsa a cavallo. Odino vince. Ma il gigante lo insegue fino ad Asgardr, dove Thor lo uccide e poi regala il cavallo al figlio Magni.

RAIDO – Il viaggio, il cavalcare (inglese to ride). La forma della runa ricorda di profilo la parte anteriore di un cavallo con la testa e una zampa sollevata. Viaggio che ci fa esplorare luoghi nuovi, che da sapienza; cammino iniziatico, viaggio incorporeo dello sciamano Odino attraverso i nove mondi tenuti assieme dall’albero Yggdrasill.

 

GLI ANIMALI SELVAGGI:

URUZ- L’Uro (Bos taurus primigenius), era un antico bovino simile al toro, ma più grande e possente e aveva enormi corna. Si è estinto nel 1627: l’ultimo esemplare fu ucciso in Polonia nella foresta di Jaktorow. Giulio Cesare, nel De Bello Gallico, lo descrive per grandezza poco inferiore agli elefanti e per colore e aspetto simile ai tori. Un teschio con corna è visibile oggi all’entrata del Museo Archeologico di Arezzo. Questa runa sembra proprio rappresentare un Uro visto di profilo con le corna abbassate, pronto a caricare. Quindi, Uruz è la runa della potenza, della forza, dell’energia, degli istinti scatenati e del coraggio che serviva per cacciare questo animale nei tempi antichi. Spesso le sue corna venivano usate come grandi bicchieri. Nella Saga di Egill si narra che questa runa fu incisa e poi resa bruna col sangue su un corno potorio per evitare l’avvelenamento.

ALGIZ- L’alce, con i suoi grandi palchi simbolo di regalità. Le corna dei cervidi simboleggiavano l’eterno ritorno, la resurrezione, il risveglio primaverile. Alci e cervi sono stati sempre gli animali preferiti dagli sciamani. Runa di protezione, difesa e vittoria incisa sulle lance.

Nel Canto Grimnismall dell’Edda poetica, Odino descrive quattro cervi che brucano i rami più alti e prelibati dell’Yggdrasill. Sono Dainn, Dvalin, Duneyrr e Durathror.

La forma di Algiz ricorda l’impronta di un cigno, uccello nel quale spesso si trasformavano le Valchirie. Nella stele di Sanda, ritrovata nell’isola di Gotland in Svezia, un guerriero è spinto da un cigno verso una divinità seduta su di un trono (molto probabilmente Odino) al quale porge o dal quale riceve una lancia.

 

L’ELEMENTO ACQUA:

LAGUZ – Cascata simbolo della potenza divina, acqua come forza vitale, momento delle origini.

Il suo scroscio è eco del suono primordiale che generò il cosmo. Fonte di Mimir, il gigante sapientissimo, che si trovava presso la radice dell’albero del mondo Yggdrasill. Odino sacrifica un occhio per avere un sorso di quell’acqua.

Rune contro i marosi appronterai se vuoi aver tratti in salvo sul mare i destrieri che hanno vele. A prora le inciderai e sulla pala del timone col fuoco le imprimerai sul remo. Non sarà alta tanto l’onda né così livido il maroso che salvo non esca, tu, dal mare (Edda poetica – La canzone di Sigrdrifa).

ISA – Ghiaccio (inglese Ice), immobilità, mancanza di vibrazione. Il ghiaccio può essere attraversato a piedi, da una sponda all’altra di un lago (Laguz, inglese lake) o di un fiume. Forse di ghiaccio è il Bifrost, il ponte arcobaleno che collega Midgard (il mondo degli uomini) ad Asgard (la dimora degli Dei). Heimdall, il dio bianco, dai denti d’oro, il dio dalla schiena bagnata, umida di rugiada, è il custode di questo ponte. Egli sta esattamente al confine tra il mondo e il non-mondo: alle sue spalle c’è un universo oscuro, umido e freddo.

Runa della concentrazione dell’iniziato che cristallizza e concentra il flusso della coscienza.

 

L’ELEMENTO FUOCO:

KENAZ – Fuoco dissolutore, divoratore della vegetazione, rovina dei rami. Fuoco come ostacolo, barriera da superare, che Sigfrido supererà per destare la Valchiria Sigrdrifa, la quale gli rivelerà la conoscenza delle rune. Fuoco controllato dall’uomo, fiaccola, torcia che illumina, in senso metaforico, il percorso dell’iniziato tra le tenebre.

NAUDHIZ – L’azione dell’uomo che sfrega due legni, piolo e archetto, e produce il fuoco. Fuoco che si accende per frizione, necessario nel bisogno: luce nelle tenebre, calore che riscalda nei freddi inverni, fiamma per cucinare il cibo. Runa usata in un incantesimo d’amore antico-islandese, tracciata nove volte. Nella canzone della valchiria Sigrdrifa occorre segnare questa runa sull’unghia per rendere attive le olrunar, le rune della birra.

SOWILO- La runa ha graficamente la forma del fulmine, che spesso determinava incendi naturali nei boschi.

 

LE ARMI E LA GUERRA:

THURISAZ- Runa dei giganti, ma anche runa del dio Thor nemico di essi. La forma ricorda la sua arma, il Mjollnir, il martello forgiato dal nano Sindri (Edda di Snorri). Tenuto con un guanto di ferro, il martello magico, una volta lanciato, colpiva senza rompersi e tornava nella mano del dio. Il suo solo difetto era di avere un manico corto.

TEIWAZ- La runa del dio della guerra Tyr; ricorda una lancia, una freccia e una spada. Sulla punta della lancia di Kovel è incisa in rune la scritta Tilarids “Veloce verso il bersaglio”. La lancia più famosa è quella di Odino, Gungnir, che ha il potere di giungere sempre a segno. Odino è chiamato il Signore della lancia, colui che scuote la lancia, che la scaglia, che combatte con essa. Il tetto del Valhalla (dimora finale dei valorosi guerrieri morti in battaglia) era sorretto da aste di lancia.

Nella Canzone di Sigrdrifa si dice: “Rune di vittoria dovrai conoscere, se vittoria vuoi avere

e inciderle sull’elsa della spada, alcune sul taglio, altre sulla punta, e per due volte invocare Tyr”. Hofud (testa di uomo) è la spada di Heimdall; Loevateim è la spada forgiata con rune dal dio Loki.

EIHWAZ- Il legno del tasso era usato per costruire gli archi, per le sue particolari qualità di resistenza e flessibilità. Runa di Ullr, l’arciere degli dei che vive in Ydaliz (la valle dei tassi). Quest’arma evoca una potenza raccolta, pronta ad esplodere nella punta della freccia che colpisce il bersaglio.

WUNJO – Il suo glifo ricorda una bandiera al vento. Spesso nei vessilli c’era l’immagine di un’aquila e di un corvo per assicurarsi il successo bnella battaglia. Quindi è la runa della vittoria (inglese to win). Lo stesso Odino è detto il padre della vittoria, il giudice della vittoria, colui che è fedele nella vittoria.

KENAZ – Ardore che non teme le fiamme in battaglia. Nel Gesta Danorum di Saxo Grammaticus si racconta che il Berseker (guerriero che combatteva indossando una pelle d’orso) Hardbeen prese dei carboni incandescenti e li inghiottì, poi si infilò braci vive in bocca e si scagliò tra le fiamme crepitanti.

 

I FIGLI E LA FAMIGLIA:

INGWAZ- Questa runa, associata alla zona dell’inguine e al dio Ing, patrono della natura e della fecondità, rappresenta il potere riproduttivo virile, il principio fallico e la fertilità maschile.

BERKANA-Con il legno della betulla si costruivano le culle dei bambini. Runa della nascita e della fertilità. La sua forma è quella di una donna incinta vista di profilo. Nella canzone di Sigrdrifa la Valchiria dice: “Rune della nascita dovrai conoscere, se vuoi trar salvi e assistere nel parto i nascituri. Le devi dipingere sul palmo della mano e apporle sugli arti poi pregare le maghe di dare aiuto”.

PERTH- Il suo aspetto ricorda dall’alto una donna pronta a partorire. Per alcuni studiosi la forma simboleggia un contenitore per il lancio di dadi da gioco e quindi la sorte e la fortuna. Ogni nascita, ogni nuova vita, ha comunque il suo destino, che soltanto le tre Norne Urdr (ciò che era), Verdandi (ciò che è) e Skuld (ciò che sarà) conoscono.

MANNAZ- L’uomo (inglese man). La forma della runa sembra rappresentare due uomini che si stringono la mano in segno di fratellanza e collaborazione. Mannaz è il potere dell’intelligenza umana, della razionalità, della memoria e del ricordo da tramandare. Nell’Edda il primo uomo e la prima donna sono Askr e Embla, due tronchi di frassino e olmo abbandonati dal mare sopra una spiaggia. Da loro fu generata l’umanità a cui fu data dimora in Midgard, la terra di mezzo.

OTHILA- Sembra la fusione di altre due rune Ingwaz e Gebo, e questo ci fa capire che è una runa che viene dall’alba dei tempi, un dono fatto da chi era prima di noi. Runa dell’anima, di quella parte di noi sempre esistita, che bisogna conoscere per essere saggi. Nell’antico islandese è odal, la proprietà ereditaria, il patrimonio familiare, la terra ancestrale, il luogo natale, il recinto e lo spazio nel quale si svolge la nostra vita.

 

Questo articolo è stato il tentativo (spero riuscito) di trasmettere ai lettori la passione e, soprattutto, il “rispetto” dell’autore per questi segni così oscuri, così complessi e affascinanti. Queste lettere, come un sole nero, ancora brillano e ci raccontano di un’Europa non completamente perduta.

 

Asmund Karesson

Uppsala, febbraio 2026

 

BIBLIOGRAFIA:

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